Fiera de l’Oca e Zogo de L’Oca

da sab 08 nov      a dom 09 nov
Venezia

Cari Amici

Il 2025 sarà il 1° anno in cui la FIERA DE L’OCA con il ZOGO DE L’OCA in PIAZZA, potrà esporre la bandiera di
evento di qualità.
Riconoscimento assegnato dall’UNIONE NAZIONALE delle PRO LOCO d’ITALIA (UNPLI) alle manifestazioni
rappresentative della storia e tradizione del proprio paese, che vantano un legame con il territorio e che
hanno come obiettivo la promozione e la creazione di sinergie con le attività Turistiche ed economiche
locali.
Il riconoscimento, giunto all’inizio 2025, si è concretizzato nelle giornate del 9 e 10 marzo quando il sindaco
Tiziano Baggio e il presidente della Pro Loco sono scesi a Roma per ritirare l’attestato e la bandiera di
EVENTO di QUALITA’.
La cerimonia di consegna si è svolta in due giornate, con due momenti molto diversi ma ugualmente
importanti e significativi.
Domenica 9 marzo nell’auditorium dell’ERGIFE PALACE HOTEL di Roma, con la conduzione della soubrette
Adriana Volpe e alla presenza di autorità politiche e associative, sono stati consegnati i riconoscimenti a
nove EVENTI di QUALITA’. E’ stato molto emozionante ritirare, assieme al nostro sindaco, il riconoscimento,
davanti ad un pubblico interessato ed attento al racconto della nostra festa.
La mattina di lunedì 10, nella Sala KOCH al Senato della Repubblica, alla presenza di autorità e con la
presentazione di Beppe Convertini, ci è stata consegnata la targa.
Tutto questo, oltre a rappresentare un grande vanto per tutta la città di Mirano, premia il lavoro di decine e
decine di volontari che con abnegazione, dedizione, passione e altruismo hanno reso possibile, anno dopo
anno, sin dal 1998, la realizzazione di questo evento.
Per questo penso sia doveroso dire a tutti loro un caloroso e sincero GRAZIE!

Roberto Gallorini
Presidente Pro Loco Mirano APS

Duemilaventicinque è l’anno del riconoscimento di EVENTI DI QUALITA’
consegnato a Marzo in sala Koch nel Senato della repubblica a Roma a questa
cittadina che si mette in vetrina con l’Oca. Il pennuto è l’alfiere ideale sotto ogni
punto di vista per questa ricorrenza, con una fiera da decine di migliaia di visitatori,
hotel e ristoranti da tutto esaurito, occasioni di svago e riscoperta di antiche tradizioni
locali, comprese quelle legate alla buona tavola e al cibo. Oca da guardare, oca da
mangiare, oca per divertire: per Mirano, 27 mila abitanti in provincia di Venezia, un
esclusivo evento “a novembre, nel weekend di San Martino, quando la cittadina
cambia volto per due giorni: il centro storico si trasforma in una piazza della Belle
Époque, lasciando il campo a una fiera paesana di inizio Novecento. A farla da
padrona sono gli stendardi con lo stemma sabaudo, i banchi in legno del mercato, le
bacheche con gli avvisi comunali, i manifesti con le prime réclame. Anche i moderni
cartelli stradali vengono coperti con la riproduzione fedele delle insegne d’epoca.
L’appuntamento con il salto indietro nel tempo quest’anno è l’8 e il 9 novembre,
durante il quale nulla sarà lasciato al caso: ci sarà lo strillone con il giornale,
l’imbonitore con i suoi intrugli, le servette nel giorno di riposo, l’artigiano che
impaglia le sedie, i baracconi con il fucile a elastici, i barattoli da abbattere a pallate e
altri giochi di una volta. Protagonista il pennuto più famoso di queste zone, in linea
con il detto popolare “Chi no magna l’oca a San Martin no fa el beco de un quatrin”,
ovvero chi non mangia l’oca a San Martino non fa il becco di un quattrino.

Mirano da riscoprire: la storia. È sempre stata usanza, dalle parti di Mirano,
festeggiare la chiusura dell’anno agrario, l’11 novembre, mangiando l’oca. Questo
perché in quel periodo dell’anno la carne del pennuto è così grassa e tenera da
sciogliersi in bocca, ma soprattutto all’epoca i proprietari terrieri di Mirano erano in
gran parte ebrei e non potevano mangiare maiale.
Roberto Gallorini, patron della Pro Loco e Sandro Zara, custode di tradizioni,
decisero di ripristinare e ufficializzare queste antiche usanze: un modo per far
innamorare i miranesi delle proprie radici. Un’altra grande intuizione fu quella di
chiedere al pittore Carlo Preti, di ideare e creare “El Zogo de l’oca de Miran”,
edizione riveduta e corretta del celebre gioco da tavola. Preti si prodigò ridisegnando
il percorso a spirale del gioco, illustrando le 63 caselle con aneddoti, proverbi, luoghi
e fatti della storia della città. Per i futuri organizzatori del Zogo de l’Oca fu
un’ispirazione formidabile. Nel 1998 Gallorini decise di creare quella che oggi è la
manifestazione più seguita in paese, capace di attirare visitatori da tutta Italia e
dall’estero. Prese il disegno di Preti e lo sovrappose alla piazza di Mirano, che guarda
caso ha forma ovale. Calzava a pennello. La piazza del paese diventava così un
grande gioco di società. Si realizzarono 63 grandi caselle di due metri per due, dadi e
pedine giganti e soprattutto si inventarono improbabili prove di abilità che a molti
ricordano i popolari “Giochi senza frontiera” di qualche decennio fa.

Mirano per divertire: il Zogo. A sfidarsi sono, da allora, ogni anno, le squadre del
capoluogo e delle cinque frazioni di Mirano: così il Zogo è diventato anche una sorta
di palio tra contrade, dove si misura la sana rivalità tra i campanili del comune. A
darsi battaglia gli arancioni di Scaltenigo, i blu di Vetrego, i gialli di Campocroce, i
rossi di Ballò, i verdi di Zianigo e gli azzurri di Mirano capoluogo. Tra i campanili
miranesi è sfida vera: le squadre si preparano con largo anticipo, provano i giochi,
preparano costumi e tecniche per arrivare per primi alla caselle 63. Anche se poi, alla
fine, a farla da padrona è quasi sempre la fortuna. Come in un qualsiasi gioco di dadi.
Il pubblico lo sa, incita, lancia sfottò, si lascia rapire dalla sana rivalità del gioco. Chi
vince ha solo l’obbligo di devolvere il premio in denaro a una realtà benefica del
proprio paese ed è ciò che riporta la sfida alla dimensione di gioco.

Mirano da vivere: la Fiera. Attorno al Zogo, per due giorni, la Mirano è quella di un
secolo fa. Qualcosa di più di una semplice ricostruzione: in città le tradizioni rivivono
davvero, in piazza, per tutti e senza nemmeno scomodare fatti storici salienti. Quelli
si trovano già nei libri. Passeggiando il sabato pomeriggio per le vie del centro
sembra di essere tornati indietro di cent’anni da quanta cura è stata riservata ai
particolari e soprattutto alle circostanze. Perché non bastano gli allestimenti, servono
anche le situazioni: i baracconi, il vecchio luna park, i mercanti, tutti in costumi
d’epoca fedelmente riprodotti dagli originali. Sempre in cerca di novità, la Pro Loco,
qualche anno fa, ha deciso di esportare la Fiera de l’Oca fuori città. Il viaggio non
poteva che portare in Francia, patria dell’oca, che guarda caso, dal 1700, celebra il
pennuto proprio nel weekend di San Martino. La leggenda infatti narra che furono
schiamazzi d’oca a svelare ai messi papali il nascondiglio di Martino, intimorito dalla
possibilità di essere nominato vescovo di Tours.
La Pro Loco è andata a Sarlat, capitale del Périgord Noir, dove alle oche hanno
dedicato perfino un monumento bronzeo in centro. Qui ha parlato con associazioni,
produttori e autorità locali, le ha invitate a Mirano e così i francesi sono entrati a far
parte integrante della Fiera dell’Oca di Mirano, assieme alle loro tradizioni, ai loro
costumi tipici e alle loro specialità culinarie.

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