La storia

La storia

Fonzaso, a circa 329 mslm, si trova in una posizione privilegiata, all'interno di una conca pianeggiante circondata da monti. Conta cinque frazioni: Arten, Agana, Frassenè, Pederoncon e Giaroni.
E' sempre stato un importante snodo tra le strade del Primiero, del Feltrino e della Valsugana.

 

 

L'origine del nucleo si pensa risalga all'epoca romana, attraverso il suo territorio passava infatti la "Via Paolina", ramo secondario della "Via Claudia Augusta Altinate".
Molti furono gli incendi in ques'epoca, perchè il paese era quasi interamente costruito in legno e l'attività principale era il commercio di legname e fieno, da questo ancora oggi una zona viene chiamata "la fenadora", che indicava il luogo dove il fieno veniva raccolto dopo esser stato portato giù dalle montagne con le apposite slitte.

Già all'epoca delle invasioni barbariche nel territorio fonzasino esistevano due castelli: uno presso la frazione di Arten (oggi non più visibile), e l'altro della famiglia ghibellina dei Fonzasia a ridosso delle rocce del Monte Avena, ora sostituito con l'eremo di San Michele.

 

 

 

Molte furono le vicende storiche a cui seguirono anni di carestie e pestilenze, ma Fonzaso, sfruttando le sue campagne e i suoi pendii montani, seppe risorgere. Però il paese visse anche molte alluvioni, contrastate dalla costruzione della diga di Pedesalto e dalla sistemazione degli argini del fiume Cismon, e molti incendi arginati dalla nascita di una nuova figura: "il vigile del fuoco", che vivendo sull'eremo di San Micel suonava la campana d'allarme in caso di avvistamenti.

La chiesa del paese fu dedicata alla Natività di Maria SS, non è ricca di marmi, è piuttosto semplice nelle linee architettoniche, ma è il ritrovo dei paesani e al suo fianco si innalza l'alto campanile.

Nel periodo della Grande Guerra, la popolazione non abbandonò le case e seppe resistere alle truppe austrongariche, dall'ottobre del 1919 fu riconosciuta come "Città per merito di guerra".

Nonostante le varie avventure e disavventure la popolazione non ha mai smesso di coltivare la propria terra, le principali risorse erano l'uva e il bacco da seta, oltre al legname e al fieno ed oggi si stanno riscoprendo questi prodotti, soprattutto l'uva. Alcuni paesani infatti, stanno riportando alla luce molte uve che una volta erano ben rinomate.